giovedì 9 maggio 2013

Maldives must commute death sentences for two juvenile offenders convicted of murder.


The Maldives authorities must commute the death sentences and stop the potential execution of two teenagers who yesterday received capital punishment for a murder allegedly committed when they were under 18, Amnesty International said.

The two juveniles were convicted by the Juvenile Court in the capital Male' over a fatal gang stabbing incident in February. Both the accused, who have now reached 18, reportedly deny the charge.

"The Maldives authorities are flouting international law - anyone convicted of a crime committed when they were under 18 is exempt from the death penalty," said Polly Truscott, Amnesty International’s Deputy Asia-Pacific Director.

Maldives is a State Party to two UN treaties, the International Covenant on Civil and Political Rights and the Convention on the Rights of the Child, which forbid capital punishment for crimes committed by persons below 18 years of age.

"The authorities must immediately reverse these death sentences, and the prosecution must not try to uphold the death sentences in any appeals," said Polly Truscott.

“The sentences of all other prisoners on death row should be commuted, and an official moratorium on executions established, towards abolishing the death penalty.

“The Maldives is entering new and dangerous territory – imposing death sentences for crimes allegedly committed by children is alarming.”

The victim's family had reportedly earlier asked the court for the death penalty. The two teenagers have 90 days to appeal the death sentence at the High Court.

Another teenager was apparently acquitted due to a lack of evidence while murder charges were filed against several others in connection with the attack.

“Amnesty International opposes the death penalty in all cases without exception. There is no convincing evidence that the death penalty works as a special deterrent against crime,” said Truscott.

http://www.amnesty.org/en/news/maldives-must-commute-death-sentences-two-juvenile-offenders-convicted-murder-2013-05-03

lunedì 6 maggio 2013

Sri Lanka, chi critica il governo è un traditore.

Sri Lanka: Prominent Muslim politician and government critic arrested.

A prominent Muslim politician and government critic arrested today in Sri Lanka must be immediately released or charged with an internationally recognizable criminal offence, Amnesty International said.
Azad Sally, the leader of Sri Lanka’s newly formed Muslim Tamil National Alliance, was reportedly taken into custody on Thursday morning by the intelligence services for unknown reasons.

http://www.amnesty.org/en/for-media/press-releases/sri-lanka-prominent-muslim-politician-and-government-critic-arrested-2013-0

BANGLADESH - C'è un po' di made in Italy nel crollo.

C'è una data che incastra un pezzo di Italia nel crollo del palazzo di Dhaka dove dieci giorni fa più di 550 persone sono morte e dove alacri fabbriche tessili lavoravano al servizio della moda di regioni lontane. C'è una data, il 23 marzo del 2013 - un mese esatto prima del crollo del Rana Plaza - che inchioda il Gruppo Benetton alle sue responsabilità. Una data su una nuova bolla commerciale che, accanto ad altri nuovi documenti, si aggiunge a quella che fu trovata giorni fa tra le macerie del palazzo imploso ma che Benetton aveva liquidato come «one shot», acquisto spot dalla New Wave, fabbrica bangladeshi di indumenti. Anzi, Benetton dichiarava che quella ditta, su cui si erano già addensate nubi e dubbi, non era più tra quelle di cui si serviva. Una presa di distanze sbugiardata due volte. Col primo documento dopo che Benetton aveva negato di aver mai lavorato con le fabbriche coinvolte nel crollo. Una seconda volta - dopo la prima ammissione - ora che sono emersi nuovi documenti, chissà se gli ultimi di una brutta vicenda cui ora l'azienda trevigiana è chiamata a rispondere: ai lavoratori del Bangladesh, che la pubblicistica più moderata definisce «schiavi», e ai clienti degli oltre 5 mila negozi di un colosso noto per le pubblicità con bimbi multietnici stretti felicemente negli United Colors of Benetton, marchio diventato provocatoriamente famoso con gli scatti di Oliviero Toscani (che ha interrotto la collaborazione nel 2000). Quei documenti li hanno trovati gli uomini della Bangladesh Garments and Industrial Workers Federation e del Bangladesh Centre for Worker Solidarity, due sigle sindacali (la prima del Bangladesh, la seconda che fa capo all'American Federation of Labor-Congress of Industrial Organizations) che ancora stanno scandagliando le macerie. Una delle foto mostra chiaramente un foglio nel quale vengono contestati alcuni capi: bottoni, strappi, sporco. In alto a sinistra il nome dell'azienda fabbricante, la New Wave, e il nome del cliente, Benetton. A destra la data, il 23 marzo del 2013, 7 del pomeriggio. Negli altri documenti, ci sono bolle col nome Benetton o intestate alla società indiana Shahi Exports Pvt che citano Benetton, una «scheda controllo misure produzione» (in italiano) con alcune indicazioni per la manifattura di magliette riconducibile a Benetton e altro ancora. Nell'insieme dei documenti (l'ordine di cui il manifesto ha scritto il 30 aprile e quelli odierni), il coinvolgimento di Benetton è evidente. E la data di uno dei documenti che riproduciamo rivela quanto negato dalla società: se il 23 marzo, a un mese dal crollo, si contestava la fattura di certi abiti, come può dire l'azienda trevigiana che New Wave era ormai fuori dalla lista dei fornitori? Quelle fotografie sono state passate all'International Labour Rights Forum, un'organizzazione con base a Washington che difende i diritti dei lavoratori nel mondo e con meno peli sulla lingua dell'Ilo, l'agenzia dell'Onu per il lavoro. È stato il Ilrf a passarli a sua volta a un giornalista dell' International Business Times e a farli così arrivare anche sul tavolo della campagna Abiti Puliti, che in Italia ha per prima sollevato il caso Benetton e reso noto il primo documento che la coinvolgeva. Ora le immagini di quei documenti sono a disposizione dei lettori de il manifesto e indicano chiaramente date, ordini, tipo di confezione. Carta, come si dice, che canta e che canta una brutta musica. Una musica cui Benetton dovrebbe rispondere con un controcanto meno equivoco rispetto a quanto fatto sinora, prima negando, poi parlando di uno, massimo due ordini forse addirittura da addebitare a una sussidiaria. Un modo per stare lontani da una responsabilità che chiede due risposte: se Benetton non debba concorrere al fondo di solidarietà che alcune aziende hanno già sottoscritto che ripaghi almeno in parte le famiglie delle vittime. Se non debba spiegare chiaramente se intende firmare e quando il Bangladesh Fire and Building Safety Agreement promosso dall'International Labor Rights Forum e da Abiti puliti in Italia. Un accordo che impegna le aziende straniere al controllo sulla salute e la sicurezza degli stabili con verifiche pagate di tasca propria. In Bangladesh la magistratura va avanti con le indagini mentre le piazze si riempiono di una nuova fiumana di persone (ieri a Dhaka è stata la volta della coalizione di 18 partiti guidata dall'opposizione del Bangladesh Nationalist Party, oggi tocca agli islamisti del Hefajat-e-Islam Bangladesh) tra le quali, a parte le polemiche politiche tra partiti (il Paese è guidato dalla laica Lega Awami), il dramma del Rana Plaza è uno dei grandi temi che le organizzazioni di massa stanno affrontando. Intanto ieri a Treviso, al termine di un incontro col giurista Ugo Mattei in piazza Aldo Moro, gli attivisti del collettivo Ztl Wake Up hanno dato vita a un blitz contro la Benetton di piazza Indipendenza con lanci di vernice e uno striscione con scritto: «Dacca, Bangladesh, United Colors of Benetton». Inequivocabile.
Lettera22
 

Pakistani schoolgirl Malala nominated for Nobel Peace Prize.

Malala

Malala Yousafzai, the Pakistani schoolgirl shot by the Taliban for campaigning for girls' education, has been nominated for one of the world's top awards. The 15-year-old is nominated for the Nobel Peace Prize, which each year is awarded to a person or organisation that's seen to promote friendliness and peace.

giovedì 25 aprile 2013

Bangladesh: Further information: Detained editor alleges torture.

Detained Bangladeshi newspaper editor Mahmudur Rahman was hospitalised on 18 April 2013. His lawyers say he was tortured in police custody. Blogger Asif Mohiudeen, arrested on 3 April for allegedly posting blasphemous comments online, remains in detention and at risk of torture.

Pakistan: End election-related violence, prioritize human rights in election campaigning.

Pakistan has seen a wave of attacks and threats on political candidates and election workers.
Pakistan has seen a wave of attacks and threats on political candidates and election workers.
© ASIF HASSAN/AFP/Getty Images
 
The Pakistani authorities must investigate the wave of attacks and threats on political candidates and election workers, Amnesty International said in an open letter released before the country goes to the polls for general elections on 11 May.

The organization also called on all political parties, and candidates to commit to specific measures for improving the country’s human rights situation during their election campaigns.

“This has been a particularly deadly election period marked by an alarming surge in attacks and intimidation of political activists and election officials,” Mustafa Qadri, Amnesty International’s Pakistan Researcher, said.

MORE: http://amnesty.org/en/news/pakistan-end-election-related-violence-prioritize-human-rights-election-campaigning-2013-04-24